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M’Illumino Di Meno è l’iniziativa del programma Caterpillar di Radio2 che da quindici anni celebra il risparmio energetico e gli stili di vita sostenibili.

Il tema centrale dell’edizione di quest’anno è l’Economia Circolare. L’economia circolare è il sistema economico che, opposto a quello lineare con un inizio e una fine, è caratterizzato da un processo produttivo che tende all’infinito, grazie al riutilizzo dei materiali in più di un ciclo produttivo e la riduzione massima degli sprechi.

Dato che tutte l’attività di Archicart sono promotrici dell’economia circolare la società – con a capo l’ing. Dario Distefano – ha dato il via a un’iniziativa per discutere del tema assieme al prof. ing. Giuseppe Margani del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università degli Studi di Catania, all’ing. Gianluca Proto del Progetto ERiC, a Milena Milani responsabile marketing di Solbian e a Simone Gualandi di BioSafe.

L’evento si è tenuto all’interno della TBox, realizzata da Archicart, che ha sede all’interno della Cittadella Universitaria, “perché il progetto nasce da un partenariato accademico con l’Università di Catania e in particolare con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura. È un edificio pilota, da qui il nome Test-Box, un prototipo di modulo abitativo prefabbricato realizzato in pannelli di cartone ondulato destinato a essere monitorato e smontato dopo dodici mesi senza lasciare traccia sul sito. Alla conclusione del progetto i risultati daranno informazioni tangibili sulla qualità di questo edificio: comfort abitativo, trasmittanza termica, prestazioni termofisiche e via dicendo” spiega Dario Distefano.

Riciclare una casa – Dario Distefano
Una casa di cartone che può essere non solo smontata ma anche riciclata. Spiega Dario: “Il materiale base da costruzione che utilizziamo è in parte riciclato e alla fine del suo ciclo di vita sarà a sua volta riciclato e pronto per essere riutilizzato come materiale base. Il cartone ondulato rinasce sotto forma di foglio col quale realizziamo i nostri pannelli e ciascun di essi, superato un numero tangibile di cicli di riuso, può essere smaltito comunemente come materiale riciclabile. Il suo ciclo di vita è circolare in tutte le fasi. Nel pannello il materiale proveniente da riciclo corrisponde a circa il 70%, mentre il 30% è costituito da carte nuove.” “Un materiale tradizionale, come il calcestruzzo armato o il cartongesso, conclude la sua vita dopo un solo ciclo di produzione in quanto rifiuto speciale. Il nostro progetto è unico nel suo genere perché cambia il modo di concepire la costruzione tradizionale. Abbiamo sviluppato e brevettato una tecnologia costruttiva di pannelli di cartone ondulato con cui costruiamo edifici completi, separazioni di interni e tamponamenti esterni.”

L’economia circolare nelle aule universitarie – Giuseppe Margani
“C’è una sensibilità molto diffusa negli studenti verso la sostenibilità ambientale e in particolare l’economia circolare grazie agli insegnamenti impartiti nei corsi di studio universitari. Nei corsi di studio di ingegneria e architettura questi temi sono trattati in modo ampio da diversi anni. Già dagli anni ‘80 le università italiane, prime tra quelle europee, hanno puntato sul recupero edilizio, in particolare dei centri storici e molte città italiane lo testimoniano, per poi rivolgersi anche dell’edilizia in calcestruzzo armato realizzata a partire dal secondo dopoguerra” sostiene il prof. Margani.

“Parliamo di economia circolare relativamente sia ai materiali e componenti edilizi impiegati nelle nuove costruzioni sia alla durata di ciò che costruiamo, che rappresenta un nodo centrale dell’economia circolare e dell’impatto ambientale. Nelle nuove costruzioni, come la TBox, si utilizzano materiali poco energivori, che hanno bisogno di poca energia per l’estrazione delle materie prime, la loro processazione, il trasferimento e l’istallazione, l’utilizzo e infine il riciclo o riuso a fine vita. Gli edifici devono essere duraturi in un’ottica di economia circolare e si devono, pertanto, recuperare e riutilizzare quelli già esistenti. Prendiamo l’esempio del bicchiere di carta e del bicchiere di vetro. Un bicchiere di carta ha un’energia incorporata molto bassa, ma lo utilizzo una volta sola. Il bicchiere di vetro ha un’energia incorporata molto più alta, ma lo utilizzo per anni fino a quando non si rompe. Quindi, considerando l’intero ciclo di vita, il bicchiere di vetro è molto meno energivoro di quello di carta.”

La ricerca universitaria – Giuseppe Margani
“È impensabile non sostenere politiche e azioni per la riqualificazione del costruito. Ricordiamoci che i nuovi edifici, come la TBox, rinnovano soltanto l’1% del patrimonio edilizio esistente ogni anno. È necessario agire sugli edifici esistenti perché il contributo che possono dare in termini di sostenibilità è molto elevato, rendendoli poco energivori e resistenti ai terremoti”.

“Da alcuni anni il nostro dipartimento è attivo in soluzioni che possono coniugare la riqualificazione energetica con quella antisismica. La maggior parte del territorio italiano è sismico. Un nuovo terremoto di magnitudo pari a quello che ha colpito recentemente l’Aquila o il Centro Italia avrebbe effetti devastanti, soprattutto in città ad elevato rischio come Catania.”

L’economia circolare e le nuove generazioni – Giuseppe Margani
“Fra le materie a scelta quelle che riguardano temi come l’economia circolare sono le più richieste dagli studenti. Gli studenti di oggi, e quindi gli ingegneri e gli architetti di domani, sono consapevoli dell’importanza di questi temi.”

“Questa consapevolezza non ce l’hanno, purtroppo, i proprietari degli immobili, mancano di sensibilità verso la sostenibilità, l’economia circolare. Trattare questi argomenti solo nelle facoltà scientifiche non è sufficiente, ma occorre partire dal livello scolare, in modo da formare le generazioni del futuro in una direzione ecosostenibile.”

Progetto ERiC: economia circolare in Sicilia – Gianluca Proto
Parla del suo progetto Gianluca Proto: “La nostra associazione ruota attorno all’economia circolare e l’acronimo ERiC sta proprio per Economia Rinnovabile e Circolare. Il progetto dà la possibilità di acquistare impianti fotovoltaici – ovvero impianti a fonte rinnovabile – in modo circolare”.

“Spesso associamo la circolarità solo alla parte finale del ciclo economico, cioè il riuso del rifiuto, ma tengo a sottolineare che l’importanza dell’economia circolare sta nel chiudere il cerchio a partire dai processi produttivi. Vuol dire impegnarsi già dal principio a sostenere imprese che producono i loro beni e i loro prodotti con l’utilizzo di fonti rinnovabili o che all’interno delle loro aziende adottano politiche di tutela ambientale o ancora utilizzino materie che derivano per l’appunto da materia prima seconda.”

“La TBox è una testimonianza calzante”.

Educare persone e imprese all’economia circolare – Gianluca Proto
“Il Progetto ERiC svolge attività di sensibilizzazione e educazione all’utilizzo delle fonti rinnovabili. Vogliamo cambiare la cultura di base perché la prima domanda che ci viene rivolta è “quanto costa l’impianto fotovoltaico e in quanto tempo rientro dell’investimento?”. Le persone guardano subito all’analisi costi-benefici non perché sia importante ma a causa di un atteggiamento che adottano nei confronti del fotovoltaico. Non succede comprando un’auto o uno scooter”.

“Un impianto fotovoltaico va scelto per etica e per l’ambiente, per consegnare ai nostri figli un mondo più sostenibile. Poi sì, è vero, con il gruppo d’acquisto otteniamo costi più bassi e si risparmia. In parte l’energia prodotta viene consumata subito in casa. Quella che non consumo la immetto in rete e mi viene remunerata.”

“Molti utenti del gruppo d’acquisto hanno richiesto un impianto di accumulo per conservare l’energia prodotta. Abbiamo pensato di soddisfare questa richiesta partendo proprio dalla TBox, alimentando la sua strumentazione con i pannelli e un impianto di accumulo di energia. La rendiamo anche esempio di economia circolare e sostenibilità ambientale.”

Risparmio energetico prima di tutto. Una TBox autosufficiente
Afferma Dario Distefano: “grazie al Progetto ERiC e l’azienda Solbian, la TBox verrà dotata di un impianto stand alone. Con il sistema di accumulo, le batterie e i pannelli sulla facciata est, l’edificio sarà presto totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico.”

Milena Milani, responsabile marketing di Solbian, spiega: “l’installazione che è stata fatta per Archicart è di circa un chilowatt e 300, sono pannelli da 216 watt l’uno.”

Aggiunge Gianluca Proto: “Un chilowatt e 300 è un carico molto basso, serve giusto alla TBox per alimentare il condizionamento dell’aria, gli strumenti, le lampadine a led, etc. Oltre al pannello fotovoltaico ci sarà una macchina che trasforma l’energia da corrente continua a corrente alternata (quella che usiamo in casa). L’energia sarà accumulata in batterie che man mano si scaricheranno con l’uso dell’energia. La R di risparmio è la prima lettera dell’economia circolare”.

“Sì”, continua Dario Distefano, “il principio di base è il risparmio di energia. Nella TBox abbiamo ottimizzato l’involucro e la struttura per riuscire a ridurre al minimo i consumi. L’energia prodotta riesce a coprire i suoi consumi attuali che ovviamente non sono quelli di una abitazione tradizionale, dove il contatore sarà di circa tre chilowatt. L’energia che occorre la forniamo alla TBox con un sistema di accumulo di energia rinnovabile.”

Non tutti i pannelli sono uguali – Milena Milani
Solbian è un’azienda nata da un’idea di Giovanni Soldini, navigatore con il desiderio di portare il fotovoltaico sulle imbarcazioni da competizione per renderle più leggere e migliorare le performance. Nata nel 2007 nel settore nautico, ha raggiunto poi altri mercati. Le caratteristiche principali dei suoi pannelli le descrive Milena Milani: “i pannelli tradizionali pesano circa dodici chili, i nostri misurano due millimetri di spessore e pesano circa due chili per metro quadro, sono molto leggeri e flessibili e si adattano a superfici curve.”

” Su imbarcazioni particolari, come quelle da regata o competizione, le zone non sono piane ed è necessario sfruttare al massimo lo spazio disponibile. I nostri pannelli sono ideali per questo settore, li abbiamo installati sulle vele o su tende. Sono quasi sartoriali, possiamo realizzare progetti su misura anche nell’architettura, come abbiamo fatto per la TBox di Archicart.”

Il fotovoltaico nei centri storici e il BIPV – Giuseppe Margani:
“Spesso i moduli fotovoltaici vanno in conflitto con l’estetica dei centri storici, sorvegliata dalle sovraintendenze. Bisogna trovare soluzioni adeguate. Invece, per gli edifici non tutelati c’è tanta libertà e molte possibilità di inserire pannelli fotovoltaici non soltanto in copertura ma anche in facciata, come la sostituzione dei parapetti dei balconi con elementi che producono elettricità captando l’energia solare. Per gli edifici alti, per esempio, la superficie del tetto non basta a produrre l’energia necessaria a rendere l’edificio energeticamente autosufficiente e l’impiego delle facciate risulta necessario”

“È il cosiddetto Building Integrated Photovoltaics (BIPV), un campo che secondo me ha grossi margini di crescita.”

La qualità dell’aria della TBox
Simone Gualandi di BioSafe: “All’interno della TBox tramite il sistema connettivo BioSense monitoriamo alcuni parametri fondamentali principali come la temperatura e umidità dell’aria e soprattutto, per quanto riguarda la nostra competenza specifica, gli inquinanti ambientali: particolato, anidride carbonica e sui composti organici volatili totali.”

Interviene Dario Distefano: “Proprio adesso la centralina BioSense valuta se l’ambiente è salubre o meno, monitorando la qualità indoor dell’aria sulla base di un protocollo stabilito da BioSafe. Poco fa abbiamo aperto la porta per un allarme CO2, l’aria si era saturata perché siamo sei persone in un ambiente di venti metri quadrati. Abbiamo aperto noi la porta, ma il sensore potrebbe comandare un attuatore per aprire le finestre.”

Migliorare (e attivare) l’ambiente domestico – Simone Gualandi
“BioSense è uno strumento di monitoraggio attivo e fa parte di un percorso di progettazione della qualità dell’aria, che è l’argomento di cui ci occupiamo nello specifico in BioSafe. Per garantire che i parametri rimangano all’interno dei limiti di tollerabilità umana e garantiscano la salubrità dell’aria, BioSense si interfaccia con gli impianti e può agire su un sistema che apra in modo meccanica gli infissi o interagire con un sistema di cambio d’aria automatico, regolandone la velocità in base ai livelli di inquinanti considerati.”

“Sono già più di cinquanta i tecnici ufficiali sul territorio nazionale. Le persone ci contattano, purtroppo, non in fase di progettazione ma ad esempio dopo una ristrutturazione. Spesso si ritrovano ad affrontare spiacevoli situazioni per la loro salute a causa di uno o più inquinanti all’interno del proprio edificio.”

” La green economy è un mercato che però si sta espandendo in Italia. Sono molte le realtà di primo ordine che nascono, tante le nuove iniziative e questo dà vita a tanta creatività a chi, penso alle generazioni più giovani, cerca o aspetta un esempio da seguire.”

Il futuro del progetto TBox – Dario Distefano
“L’edificio è stato pensato per durare 12 mesi e verrà smontato ad agosto per ripristinare il sito così come era stato trovato. La fase di smontaggio fa parte del progetto e coinvolgerà ancora una volta gli studenti. A costruire la TBox sono stati universitari che non avevano mai utilizzato strumenti di produzione come avvitatori o cacciaviti ma che sono riusciti a realizzare l’edificio in autocostruzione (e sono stati bravissimi).”

“L’ambizione è quella di creare un solido gruppo di ricerca e un consorzio di aziende che possano partecipare a Solar Decathlon, una competizione internazionale in cui si confrontano le idee di moduli prefabbricati abitativi ad alte performance. Fotovoltaico, impianti e tutto quello di cui abbiamo parlato diventano parti essenziali dell’edificio.”

A ognuno il suo contributo – Giuseppe Margani
“Considerato che il pubblico che ci ascolta è attento a queste tematiche, ci tengo a dire che le problematiche della sostenibilità e dell’economia circolare vanno affrontate innanzitutto da ciascuno di noi, ognuno deve dare il suo piccolo contributo. Un’idea potrebbe essere quella di rivalutare la scala delle priorità nell’ambito delle nostre spese familiari. Per esempio, ler risorse per l’acquisto di una nuova auto, non sempre indispensabile, potrebbero essere piuttosto indirizzati a migliorare l’efficienza energetica delle proprie abitazioni e la sicurezza antisismica degli edifici.”

“Non aspettiamo direzioni “dall’alto”, ognuno può focalizzarsi su questo aspetto e agire direttamente. In questo momento ci sono agevolazioni fiscali molto interessanti se si vuole intraprendere una riqualificazione congiunta sismica ed energetica. Ben l’85% della spesa che affronto mi viene restituita in 5 o 10 rate annuali, un’opportunità economicamente allettante. Occorre sostenere delle spese iniziali rilevanti, certo, ma queste si recuperano. Ovviamente ci sono molte persone che, purtroppo, non se lo possono permettere, ma non abbiamo idea di quante altre persone, invece, ne hanno la possibilità ma non conoscono queste opportunità. Bisogna lavorare molto su questo aspetto.”

I progetti devono partire dal basso – Gianluca Proto
“Condivido appieno quello che ha detto il professore Margani. Il ruolo delle associazioni è quello di far partire delle politiche dal basso, come il Progetto ERiC è nato dalla partecipazione degli utenti, ma poi deve seguire il ruolo attivo del singolo cittadino. Noi forniamo la visione degli strumenti”.

” Nel caso specifico indirizziamo le persone verso il quadro normativo esistente, detrazioni fiscali e conto termico. Sono molte le normative che agevolano gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. È economico attraverso il Progetto ERiC, recupererò in 10 anni il 50% perché non farlo?”

La responsabilità delle risorse – Dario Distefano
“Vorrei collegarmi a quello che ha detto Giuseppe Margani. Per me è un punto di discussione fondamentale che dobbiamo fare noi come progettisti, come responsabili del progetto sostenibile. Siamo abituati all’abbondanza delle risorse, che tutto è sempre disponibile. Così ci inganniamo da soli, convinti che non ci sia una fine a queste risorse quando in realtà gran parte delle risorse che consumiamo non sono in gran parte reintegrabili”.

” La nostra responsabilità di progettisti è quella di spostare l’attenzione da un progetto mirato al solo individuo a un progetto che tiene conto del legame e della relazione dell’individuo con l’ambiente. Un progetto sostenibile non può non tenerne conto, è la relazione l’oggetto della progettazione, non più l’uomo come lo è stato tradizionalmente.”

Conclude così l’intervento Dario Distefano:
“Io sono ottimista perché questa consapevolezza si sta radicando sempre più nonostante alcuni governi transfrontalieri minimizzino questi temi. Sostengono che la crisi ecologica e l’aumento della temperatura globale non esistono, quasi schernendo gli scienziati che sostengono l’opposto”.

“Non sono d’accordo sul fatto che l’eccezionalità dell’uomo quale portatore di cultura riuscirà a superare questi problemi, la crisi ambientale non verrà superata solo perché pensiamo che l’uomo sia in grado di farlo. Dobbiamo educare all’ecologia e centrare il nostro progetto e la nostra intenzione verso l’interazione uomo-ambiente, piuttosto che sul solo uomo. Noi cerchiamo di mettere sul tavolo la nostra competenza, il nostro studio e la nostra ricerca.”

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